" Ho perso la ragione, è annegata in troppa storia, è caduta in un denso caffè turco da Lutvo; si è tuffata in un abisso più profondo di quanto ne potessi digerire. Taglio col coltello atmosfere che non serve inventare, basta respirare per annegare... "

Travnik/Sarajevo/Višegrad (sulle orme di Ivo Andrić)

" Come in una magia, cammino dove è vietato andare, dove nessuno passa mai. Collana di pietra e smeraldo, all'imbrunire, il ponte è ancora lì, non muta nemmeno dopo i più grandi cambiamenti dei rapporti umani. Con i miei occhi vedo i due mondi, sulle rispettive sponde..... "

Višegrad, На Дрини Ћуприја ( Il Ponte sulla Drina )

" In fondo al mercato di Travnik, sotto la sorgente fresca e gorgogliante del fiume Sumec, è sempre esistito, da che mondo è mondo, il piccolo Caffè di Lutvo. Ormai neanche gli anziani ricordano Lutvo, il suo proprietario; da almeno cento anni egli riposa in uno dei cimiteri intorno alla città. Tuttavia si va sempre a "prendere un caffè da Lutvo", e così ancora oggi il suo nome ricorre spesso nelle conversazioni, mentre quello di tanti sultani, visir e bey sono da tempo sepolti nell'oblio. Nel giardino del caffè, proprio sotto la parete rocciosa del colle, vi è un angolino appartato e fresco, leggermente rialzato, dove cresce un vecchio tiglio. Intorno, fra pietre e zolle erbose, sono sistemate alcune panchine basse, di forma irregolare, sulle quali è un piacere sedersi e da cui è una fatica rialzarsi. Consumate e imbarcate per gli anni e il lungo uso, sono ormai diventate tutt'uno con l'albero, la terra e le pietre...".

" La Cronaca di Travnik ", Ivo Andrić.

 

Travnik, l'antico porticato medievale in pietra della Moschea Multicolore, riflesso sul vetro di un negozio, sulla strada per il Caffè Lutvo.

" Candles in the wind ".                                                 Sarajevo, Panorama (1992-1995)

"Non so definire bene cosa mi hai trasmesso... Di sicuro qualcosa di enorme, qualcosa che va "oltre"... Non ti sei nascosto abbastanza bene, stamattina, in mezzo a tutte quelle tombe baciate dal sole del paradiso: ti ho visto, sembrava tu avessi aspettato quel momento per vent'anni, e oggi sei esploso. Sei rimasto per un'ora poggiato su quella lapide, e al tuo ritorno il tuo volto non si era ancora asciugato.Ti e' scoppiato il cuore e hai fatto scoppiare anche il mio. Si vede da lontano il tuo amore per questa terra, per questa gente, lo sento, mi lusinga, mi emoziona, mi turba il modo in cui lo condividi, quasi me lo fai respirare. E' prezioso, in questa citta' dove persino il colore dell'asfalto segue l'etnia, dove ci sentiamo in un gigantesco ghetto a cielo aperto, dove quando vogliamo uscire ci trattano come animali. Eppure siamo qui da sempre.... Ecco perche' ho deciso. Lo vedi quel signore in foto, che sta seppellendo Izetbegovic? Halil (...) era un generale, ora e' in pensione ed e' il mio leader Derviscio. Non ho mai portato nessuno dentro alla Tekija: stasera verrai con me, fumeremo insieme, berremo tea di Istanbul e mangeremo burek fatto dalle nostre donne. Poi assisterai a qualcosa che non hai mai visto: i nostri canti sufi, i nostri movimenti, il nostro transfert spirituale. Conoscerai Halil: ha detto che vuole incontrarti... Ascolterai la musica Sufi che trova origine nel suo cuore per giungere sulle corde del nostro. Anch'io sono un Derviscio... Questa e' la tua sera dei segreti svelati: Halil si fida di te, ti chiede di non mostrare troppo dei nostri volti al mondo virtuale... Vuole che tu entri nel cuore della nostra più intima e preziosa casa..."

" Sarajevo, 27 Gennaio 1993.

 

"Carissime mie figlie, tutto si è svuotato. Voglio dirvelo: mi si sono svuotate le vene, le arterie, il cervello, il cuore. Tutto, ma quello che mi fa più paura è la mia anima che è diventata completamente vuota. Mi dispiace ora, ma devo dirvi delle cose crudeli, dirvi dei miei amici che ho perso, che sono stati uccisi: il pittore Risovic, Cindric, Zoran Bajbutovic, Vesna Bugarski, Alija Kucukalic (lui tanto tempo fa). E poi ci sono tutti quelli che sono vivi, ma vivi a metà. Mi si dice che devo vivere, e io sto a sentire, ma non riesco a farlo. Amori miei, bambine mie, vi chiedo scusa. Non dovete essere arrabbiate con il vostro papà perchè è diventato così VUOTO. Completamente VUOTO. Mi sento come un attore rimasto senza pubblico. < ... Pensavamo di volare E invece siamo caduti per terra. All'improvviso Tutto è esploso attorno a noi. > Però una cosa voglio dirvi, che vi voglio tanto, tanto, tanto bene e che l'unica cosa attorno a me che non mi renda infelice è che esistiate voi due, vostra madre e la povera Bessy.Con tanto amore, il vostro papà. "

 

Questa lettera è stata scritta da un architetto di 60 anni alle due figlie rifugiate a Milano. La lettera è giunta a destinazione i primi giorni del marzo 1993, tre settimane dopo che le due ragazze avevano ricevuto la notizia della sua morte, avvenuta a Sarajevo il 29 gennaio 1993.

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